Nonostante da quando sia qui abbia conosciuto tanta gente, alla fine persone che abitualmente frequento a Manchester sono bene o male sempre le stesse, relativamente limitate in numero. Sono principalmente: i miei coinquilini (ovviamente), un gruppo di studenti Erasmus dell'univestitá di Salford (quella dove anch'io lavoro) che ho conosciuto tramite la mia padrona di casa, e Ben, un ragazzo francese conosciuto al corso di salsa.
La popolazione mancuniana conta mezzo milione di unitá secondo alcuni, due milioni per chi considera le periferie (o la contea, o la provincia...non si capisce nulla, visto che ognuna di queste cose si chiama allo stesso modo). In ongi caso, possiamo dire che a Manchester siamo in parecchi, indubbiamente!
Le due affermazioni, seppur sembrino totalmente scorrelate, forse aiuteranno a comprendere meglio la paradossalitá della situazione in cui mi sono trovato sabato sera.
Sono uscito, insieme a Ben, per andare ad incontrare Alex, uno del gruppetto degli Erasmus, che era a cena in centro con due sue amiche. Il ristorante dove cenavano era uno dei miliardi di Nando's che si trovano a Manchester. Appena mi vede, Alex mi dice "ho incontrato una persona che conosci".
Visto che la comitiva era formata da spagnoli, i gestori del ristorante hanno pensato bene di farli servire dal loro cameriere spagnolo, il mio coinquilino Alvaro, per la precisione!
Io sapevo che alvaro lavorava al Nando's, ma non avevo idea che lavorasse proprio in quello lí. In piú ci lavora solo un paio di sere a settimana. Quante probabilita c'erano che succedesse una cosa del genere, visto tra l'altro che i miei amici spagnoli cenano a casa praticamente sempre, e che erano al Nando's perché all'Hard Rock Café non c'era posto?
"Cavolo, che casualitá!", mi son detto "Comunque Alvaro, questo é Ben, un mio amico francese".
Ma Alvaro mi ha risposto: "Ci conosciamo giá...ti ricordi che quando sei venuto a vedere la casa c'era un altro "aspirante" alla tua stanza, che ha visitato la casa il giorno successivo? Era lui."
Ci ho messo una mezzoretta per riprendermi dallo shock!
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martedì 24 novembre 2009
venerdì 25 settembre 2009
Incontri "picanti" sotto le lenzuola
Ieri sera sono andato a letto e lei era li' ad aspettarmi, sotto le lenzuola. L'avevo vista altre volte, ma non avevo mai avuto il coraggio di avvicinarmici. Una paura irrazionale forse, che mi aveva fatto stare sempre alla larga. E credo che a lei la cosa non fosse sfuggita. Cosi' e' stata lei a fare la prima mossa.
Una mossa molto audace direi.
Ha pazientemente atteso che la mia stanchezza degenerasse in uno stato di semicoscienza che ancora non puo' definirsi sonno. Uno stato in cui non puoi avere l'attenuante "stavo dormendo", quindi sei costretto ad assumerti le tue responsabilita', ma in cui sei molto, molto piu' vulnerabile e accondiscendente.
In quel momento lei si e' fatta avanti, senza pensarci due volte, con un ardore ed un'energia di cui non la ritenevo capace.
Il nostro incontro ravvicinato e' stato breve ma molto, molto intenso. Me ne avevano parlato in molti, ma non potevo immaginare che lo sarebbe stato cosi' tanto.
Alla fine non voleva piu' staccarsi, sono stato costretto a respingerla perche' stava diventando troppo per me.
Cosi', una volta terminato, all'una e quaranta di notte apro la porta della mia stanza e, con aria provata e forse un po' sconvolta esclamo: "Me cago en el puto coño de la abeja de mierda. Alvaro, algo me ha picado!"
E' stato quasi triste doverla abbattere a giornalate...
Una mossa molto audace direi.
Ha pazientemente atteso che la mia stanchezza degenerasse in uno stato di semicoscienza che ancora non puo' definirsi sonno. Uno stato in cui non puoi avere l'attenuante "stavo dormendo", quindi sei costretto ad assumerti le tue responsabilita', ma in cui sei molto, molto piu' vulnerabile e accondiscendente.
In quel momento lei si e' fatta avanti, senza pensarci due volte, con un ardore ed un'energia di cui non la ritenevo capace.
Il nostro incontro ravvicinato e' stato breve ma molto, molto intenso. Me ne avevano parlato in molti, ma non potevo immaginare che lo sarebbe stato cosi' tanto.
Alla fine non voleva piu' staccarsi, sono stato costretto a respingerla perche' stava diventando troppo per me.
Cosi', una volta terminato, all'una e quaranta di notte apro la porta della mia stanza e, con aria provata e forse un po' sconvolta esclamo: "Me cago en el puto coño de la abeja de mierda. Alvaro, algo me ha picado!"
E' stato quasi triste doverla abbattere a giornalate...
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